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Mario Piccioli (* 2 giugno 1926
a Firenze) è un superstite italiano dei campi di concentramento di Mauthausen, Ebensee e Linz III.
Infanzia e Gioventù
Piccioli crebbe a Firenze nel quartiere
di San Frediano, dove abitava con i suoi genitori e un fratello maggiore.
(1) La sua famiglia non era fascista e, a differenza della maggior parte delle
persone dell’epoca, non aveva mai dovuto patire la fame. Andò a scuola
fino alla quinta elementare, poi lavorò per alcuni negozi diversi.
Arresto e Deportazione
In seguito allo sciopero generale proclamato
nell’Italia settentrionale e centrale, il 7 marzo 1944 sua madre venne
arrestata e portata alle Scuole Leopoldine di Firenze. Il giorno dopo,
mentre Piccioli andava a cercarla, anche lui fu arrestato da un fascista.
Sebbene sua madre fosse rilasciata,
Piccioli e tanti altri arrestati furono caricati su camion e portati
alla stazione di Santa Maria Novella. In quaranta per vagone vennero
fatti salire, rinchiusi e deportati al campo di concentramento di Mauthausen,
dove arrivarono tre giorni dopo.
Accompagnati dalle urla delle SS
furono costretti a percorrere la salita di circa 5 chilometri dalla
stazione al campo. Seguì il discorso di un ufficiale tedesco, dopo
di che i deportati furono spogliati e rasati completamente, disinfettati
e spinti nelle docce. Piccioli fu immatricolato con il numero 57344.
Da Mauthausen ad Ebensee e Linz
Dopo la quarantena di 15 giorni, che
serviva ad estenuare i deportati mentalmente e fisicamente, assieme
a tanti compagni italiani venne trasferito al campo di concentramento
di Ebensee, un sottocampo di Mauthausen. I prigionieri furono impegnati
allo scopo di costruire enormi gallerie per rendere possibile lo sviluppo
e la produzione di missili
intercontinentali.
Piccioli fu costretto al lavoro nelle
gallerie che si trovavano a circa un chilometro dal campo, durante il
quale i prigionieri vennero controllati dalle SS con cani addestrati.
A causa delle sue pessime condizioni
di salute fu portato all’infermeria e durante una selezione scelto
per ritornare a Mauthausen. Anche lì fu messo in una baracca che fungeva
da infermeria, dove rimase dal 25 luglio al 31 agosto 1944.
In seguito venne trasferito al campo
di Linz III, dove i deportati furono impiegati in una fonderia, nella
costruzione di centrali energetiche, in lavori di sbancamento e nella
fabbricazione di carri armati.
La vita dopo la liberazione
Il 5 maggio 1945 Piccioli venne liberato
a Linz dalle truppe americane. Al momento della sua
liberazione pesava 31 chili. Più tardi gli italiani furono spostati
in un ex campo di prigionia, dove Piccioli passò circa un mese.
Viaggiando su un treno bestiame fino
a Bolzano e da lì su un camion, Piccioli arrivò a
Firenze il 23 giugno 1945. Già un mese dopo riprese a lavorare in una
cartiera. Nel 1963 entrò a lavorare alla Provincia di Firenze, dov’è
stato fino alla pensione.
Attualmente, nel gennaio del 2009,
Piccioli è presidente dell’ANED di Firenze. In particolare negli ultimi anni
ha svolto un’attività di testimone instancabile presso scuole e università.
Vedi anche
*Roberto
Castellani, compagno
di Piccioli ai campi di Mauthausen ed Ebensee
*Italo
Tibaldi, compagno
di Piccioli al campo di Ebensee
*Museo
della Deportazione e Resistenza a Prato
Letteratura
*
Bruno Confortini (a cura di): Mario Piccioli. Da San Frediano a Mauthausen,
Firenze: Edizioni Comune Network 2007, ISBN 8889608129
Collegamenti esterni
* Pagina
dell’ANED (Associazione nazionale ex-deportati politici
nei campi nazisti)
Note
(1) Se non indicato diversamente,
tutte le informazioni sono tratte dal libro a cura di Bruno Confortini
(vedi „Letteratura“)
Mario Piccioli (* 2. Juni 1926
in Florenz) ist ein italienischer Überlebender der Konzentrationslager Mauthausen, Ebensee und Linz III.
Kindheit und Jugend
Piccioli wuchs im Florentiner Viertel
San Frediano auf, wo er mit seinen Eltern und dem älteren Bruder wohnte.
(1) Seine Familie war nicht faschistisch geprägt und musste, im Unterschied zu vielen
anderen Personen in der damaligen Zeit, nie Hunger leiden. Bis zur fünften
Klasse besuchte er die Grundschule, dann arbeitete er in verschiedenen
Geschäften.
Verhaftung und Deportation
Infolge des in Ober- und Mittelitalien
ausgerufenen Generalstreiks wurde am 7. März 1944 seine Mutter verhaftet
und in die Leopoldinischen Schulen von Florenz gebracht. Während Piccioli
sie am Tag danach suchte, wurde auch er von einem Faschisten verhaftet.
Obwohl man seine Mutter wieder freiließ,
wurden Piccioli und viele weitere Verhaftete auf Lastwagen geladen und
zum Bahnhof Santa Maria Novella gebracht. Jeweils zu vierzigst wurden
sie in Waggons gepfercht, eingeschlossen und ins Konzentrationslager
Mauthausen deportiert, das sie drei Tage später erreichten.
Begleitet vom Gebrüll der SS-Männer,
wurden sie gezwungen, den etwa fünf Kilometer langen Weg vom Bahnhof
zum Lager zurückzulegen. Es folgte die Ansprache eines deutschen Offiziers,
bevor sie ausgezogen und komplett rasiert, desinfiziert und in die Duschen
getrieben wurden. Piccioli wurde die Häftlingsnummer 57344 zugeteilt.
Von Mauthausen nach Ebensee und
Linz
Nach der zweiwöchigen Quarantäne,
die dazu diente, die Deportierten sowohl psychisch als auch physisch
auszuzehren, wurde er gemeinsam mit anderen italienischen Häftlingen
ins Konzentrationslager Ebensee, einen Nebenlager von Mauthausen, überstellt,
wo riesige Stollenanlagen realisiert werden sollten, um die Entwicklung
und die Produktion von Interkontinentalraketen zu gestatten.
Piccioli musste die Zwangsarbeit in
den Stollen verrichten, die etwa einen Kilometer außerhalb des Lagers
lagen. Während der Arbeit wurden sie von SS-Männern und abgerichteten
Hunden bewacht.
Wegen seines schlechten Gesundheitszustandes
wurde er schließlich ins Revier verlegt, wo er bei einer Selektion
für die Rückkehr nach Mauthausen ausgewählt wurde. Auch dort wurde
Piccioli in eine Baracke eingewiesen, die als Revier diente und blieb
dort vom 25. Juli bis 31. August 1944.
Infolge wurde er ins Lager Linz III
transferiert, wo die Deportierten in einer Gießerei, in der Konstruktion
von Kraftwerken, für Abbauarbeiten und die Produktion von Panzern eingesetzt
wurden.
Das Leben nach der Befreiung
Am 5. Mai 1945 wurde Piccioli von amerikanischen
Truppen in Linz befreit. Zum jenem Zeitpunkt wog er noch 31
Kilogramm. Später wurden die Italiener in ein vormaliges Häftlingslager
verlegt, wo Piccioli etwa einen Monat verbrachte.
Mit dem Zug gelangte er schließlich
bis Bozen und auf einem Lastwagen erreichte er schließlich
am 23. Juni Florenz. Schon einen Monat später nahm er seine Arbeit
in einer Papierfabrik auf. 1963 begann seine Tätigkeit für die Provinz
Florenz, wo er bis zu seiner Pensionierung angestellt war.
Im Jänner 2009 ist Piccioli Präsident
der ANED Florenz. Besonders in den letzten Jahren fungierte er außerdem
als unermüdlicher Zeitzeuge an Schulen und Universitäten.
Siehe auch
* Roberto
Castellani, Mithäftling
Picciolis in den Konzentrationslagern Mauthausen und Ebensee
* Italo
Tibaldi, Mithäftling Picciolis
in Ebensee
*Deportations-
und Widerstandsmuseum in Prato
Literatur
*
Bruno Confortini (Hrsg.): Mario Piccioli. Da San Frediano a Mauthausen,
Florenz: Edizioni Comune Network 2007, ISBN 8889608129 (in italienischer
Sprache)
Weblinks
* Rede
Mario Picciolis in der Zeitschrift
„betrifft widerstand“ des Zeitgeschichte-Museums Ebensee anl. der
62. Internationalen Gedenkfeier am 7. Mai 2007 auf
dem KZ-Friedhof Ebensee (S. 28)
* Homepage
der ANED (Nationale Vereinigung ehemaliger politischer Deportierter
in nationalsozialistische Konzentrationslager )
Einzelnachweise
(1) Sofern nicht
anders angegeben, sind alle Informationen dem Buch von Bruno Confortini
entnommen (siehe „Literatur“)
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