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Roberto Castellani (* 26 luglio 1926 a Prato
– † 3 dicembre 2004 a Prato) è stato un superstite italiano
dei campi di concentramento di Mauthausen
ed Ebensee.
Infanzia e Gioventù
Cresciuto in pieno fascismo, l’infanzia e la gioventù di Castellani
furono profondamente plasmate dalle dottrine dell’ideologia fascista.
Essendo balilla e dopo avanguardista il giovane Castellani fu seguace di Mussolini e delle sue idee.
Sciopero generale, Arresto
e Deportazione
Il 4 marzo 1944 fu proclamato
in Toscana uno sciopero generale (nel resto dell’Italia
già il primo marzo), a cui parteciparono anche gli operai tessili di Prato. A causa della sua partecipazione
allo sciopero, Castellani e molti altri suoi concittadini furono arrestati
tre giorni dopo su disposizione degli occupanti tedeschi da fascisti repubblichini. Furono poi trasferiti nella fortezza
di Prato e quindi alle Scuole Leopoldine a Firenze. Avendo solo 17 anni Castellani fu
uno dei più giovani tra le persone arrestate.
L’8 marzo 1944 una tradotta
composta da tanti vagoni bestiame con la scritta “Operai volontari
per la Germania” lasciò la stazione di Firenze verso l’Austria.
A bordo del trasporto si trovarono centinaia di persone da Prato, Firenze
e dai dintorni, ma anche da regioni dell’Italia settentrionale.
Dopo un viaggio di tre giorni
e quattro notti il treno raggiunse la sua meta, il campo di concentramento
(KZ) di Mauthausen. Dopo la consueta procedura (rasura, doccia, divise
da prigioniero) che dovette subire ogni deportato, seguì il trasferimento
in quarantena, avendo il solo scopo di logorare i prigionieri fisicamente
e mentalmente. In quel tempo Castellani portò il numero di matricola
57027.
Già dopo 15 giorni Castellani e la maggioranza
dei sui compagni furono trasferiti nel campo di concentramento
di Ebensee, che era stato costruito nel novembre del 1943
per realizzare la produzione sotterranea di missili intercontinentali.
La vita
nel lager di Ebensee
Generalmente i prigionieri
italiani subirono le condizioni peggiori, registrando il più alto tasso
di mortalità nel lager (dei 955 italiani ad Ebensee 512 non sopravvissero).
Si aggiunse il fatto che furono non solo considerati come traditori
da parte delle SS ma anche come fascisti dagli altri prigionieri poiché,
come Castellani stesso osservò, „avevamo fatto la guerra a tutti.”
All’inizio Castellani fu
impiegato come giardiniere presso le baracche delle SS. Riuscì a nutrirsi sufficientemente
dagli avanzi di cibo delle SS e dei cani da guardia e ad aiutare in
questo modo anche altri prigionieri. Tuttavia la sua situazione si aggravò
drammaticamente quando, per compassione di un amico malato, mancò dal
lavoro. Un kapò lo fermò e Castellani fu subito mandato
nelle gallerie, dove fu costretto a lavorare fino alla liberazione del
campo.
Le condizioni nelle quali i prigionieri
dovettero lavorare come schiavi 12 ore al giorno nelle gallerie
furono tremende. Furono esposti non solo alle continue rappresaglie
da parte delle SS, ma anche, particolarmente d’inverno, vestiti
e nutriti in modo completamente insufficiente (ca. 700 calorie
al giorno). Così Castellani non pesò che 28 chili al momento
della liberazione del KZ di Ebensee che avvenne il 6 maggio
1945.
Un’esperienza particolare
durante la prigionia dette nuova speranza a Castellani e fu uno dei
motivi perché tornò ad Ebensee pochi anni dopo la liberazione: Durante
il lavoro fuori del lager una bambina gli regalò una caramella. Nel
2004, dopo lunghe indagini, Castellani e la bambina di allora si incontrarono
di nuovo.
La vita dopo la prigionia
Dopo la liberazione Castellani
tornò, assieme a tre amici in Italia a piedi, dove all’inizio fu
molto difficile condurre una vita normale. Si aggiunsero i dubbi di
molti pratesi che stentarono a credere alle narrazioni delle vicende
accadute ad Ebensee.
Castellani sentì la necessità
di ricordare le vicende vissute ad Ebensee sempre come un dovere particolare.
Così tornò già nel 1948 ad Ebensee. Inoltre sviluppò un impegno
politico molto forte che si espresse nella sua attività a favore di
persone socialmente svantaggiate.
Anche l’educazione politica,
soprattutto dei giovani, fu di grande importanza per Castellani. Non
solo tenne centinaia di conferenze nelle scuole di tutta la regione
Toscana, ma accompagnò anche tantissimi gruppi di studenti ai musei-memoriali
di Mauthausen ed Ebensee.
Dopo breve e grave malattia
Castellani mancò il 3 dicembre 2004 a Prato.
Il gemellaggio fra Prato
ed Ebensee
Un’eredità particolare che Castellani ci lasciò è la fondazione del
gemellaggio fra i due comuni di Prato ed Ebensee. Per anni
si impegnò per questo rapporto tra le due città, che fu siglato
con un patto di gemellaggio nel 1987.
Questo “gemellaggio della
pace” trova la sua espressione in tanti incontri ed amicizie fra pratesi
e cittadini di Ebensee.
Nella sua funzione di presidente
dell’ANED Prato (Associazione nazionale ex-deportati politici) Castellani
ebbe parte determinante nella fondazione del Museo della Deportazione di Prato. Inoltre il comune di Ebensee
gli conferì la cittadinanza onoraria ed istituì una lapide commemorativa
al cimitero del KZ di Ebensee.
Roberto Castellani (*
26.Juli 1926 in Prato – † 3.Dezember 2004 in Prato) war ein italienischer
Überlebender der Konzentrationslager von Mauthausen und Ebensee.
Kindheit und Jugend
Aufgewachsen in der Zeit des
italienischen Faschismus, waren die Kindheit und Jugend Castellanis
stark beeinflusst durch die Lehren der faschistischen Ideologie. Als
kleiner Balilla und später Avanguardista war er begeistert
von Mussolini und seinen Ideen.
Generalstreik, Verhaftung
und Deportierung
Am 4. März 1944 wurde in der Toskana ein Generalstreik ausgerufen (im Rest
Italiens bereits am 1. März), dem sich auch die vielen Textilarbeiter
in Prato anschlossen. Castellani und viele weitere Bewohner Pratos wurden
drei Tage später wegen der Beteiligung am Streik auf Anordnung der
deutschen Besatzungsmacht von italienischen Faschisten verhaftet, in
die Festung von Prato und schließlich nach Florenz in die Scuole Leopoldine gebracht.
Mit 17 Jahren war Castellani einer der jüngsten unter den Verhafteten.
Am 8. März 1944 verließ ein
aus Viehwagons bestehender Transport mit der Aufschrift „Freiwillige
Arbeiter für Deutschland“ den Bahnhof von Florenz in Richtung Österreich.
An Bord des Transports befanden sich Hunderte Personen aus Prato, Florenz
und Umgebung, aber auch aus Teilen Norditaliens.
Nach drei Tagen und vier Nächten erreichte der Zug schließlich sein
Ziel, das Konzentrationslager Mauthausen. Dort folgte nach
der üblichen Prozedur, die jeder Häftling über sich ergehen
lassen musste (Rasur, Dusche, Häftlingskleidung) die Verlegung
in die Quarantäne, deren einziger Zweck die körperliche und
mentale Zermürbung der Insassen war. Castellani trug in jener
Zeit die Häftlingsnummer 57027.
Nach nur 14 Tagen in Mauthausen wurden Castellani
und der Großteil seiner italienischen Kameraden in das Konzentrationslager
Ebensee verlegt, welches im November 1943 errichtet worden
war, um die unterirdische Produktion von Interkontinentalraketen
zu ermöglichen
Leben im KZ Ebensee
Generell erging es den italienischen
Häftlingen im Lager am schlechtesten, sie verzeichneten die höchste
Sterblichkeitsrate (von 955 Italienern in Ebensee überlebten 512 nicht).
Hinzu kam, dass sie nicht nur von Seiten der Deutschen als Verräter
angesehen sondern auch von den Mithäftlingen angefeindet wurden, weil
die italienischen Faschisten, wie Castellani selbst bemerkte, „gegen
alle Krieg geführt hatten“.
Castellani wurde zunächst
als Gärtner bei den Baracken der SS eingesetzt. Von Essenresten der SS
und den Wachhunden konnte er sich ausreichend ernähren und dadurch
auch anderen Häftlingen helfen. Seine Situation verschlechterte sich
allerdings dramatisch, als er, aus Mitleid mit einem erkrankten befreundeten
Häftling, der Arbeit fernblieb. Ein Kapo erwischte ihn dabei und Castellani
wurde sofort zur Arbeit in die Stollen geschickt, wo er bis zur Befreiung
des KZ arbeiten musste.
Die Bedingungen, unter denen
die Häftlinge 12 Stunden pro Tag in den Stollen schuften mussten, waren
entsetzlich. Sie waren nicht nur ständigen Repressalien von Seiten
der SS ausgesetzt, sondern auch, besonders im Winter, völlig unzureichend
bekleidet und unterernährt (ca. 700 Kalorien pro Tag). So wog Castellani
zum Zeitpunkt der Befreiung des KZ Ebensee am 6. Mai 1945 nur noch 28
Kilogramm.
Ein besonderes Erlebnis während
der Gefangenschaft gab Castellani wieder neue Hoffnung und war für
ihn einer der Gründe, warum er bald nach der Befreiung wieder nach
Ebensee zurückkehrte: Während der Arbeit außerhalb des Lagers schenkte
ein kleines Mädchen aus Ebensee dem jungen Castellani ein Zuckerl.
Nach langen Nachforschungen konnten 2004 Castellani und jenes Mädchen
von damals wieder zusammengeführt werden.
Leben nach der Gefangenschaft
Nach der Befreiung des Konzentrationslagers
machte sich Castellani gemeinsam mit drei Freunden zu Fuß auf nach
Italien, wo es zunächst sehr schwierig war, wieder in ein normales
Leben zu finden. Hinzukamen die Zweifel vieler Bewohner Pratos, die
Castellanis Schilderungen der Geschehnisse in Ebensee nicht glauben
konnten.
Castellani empfand die Notwendigkeit
des Erinnerns an die Ereignisse in Ebensee immer als eine besondere
Pflicht. So kehrte er bereits im Jahr 1948 wieder nach Ebensee zurück.
Außerdem entwickelte er ein starkes politisches Engagement, das in
seinem Einsatz für sozial Benachteiligte Ausdruck fand.
Auch die politische Bildung,
besonders der Jugendlichen, war stets ein großes Anliegen Castellanis.
Er hielt nicht nur Hunderte Vorträge an Schulen in der gesamten Toskana,
sondern begleitete auch unzählige Schülergruppen zu den Gedenkstätten
von Mauthausen und Ebensee.
Nach kurzer, schwerer Krankheit
verstarb Castellani am 3. Dezember 2004 in Prato.
Städtepartnerschaft Prato
- Ebensee
Ein besonderes Erbe Castellanis
ist die Gründung der Städtepartnerschaft zwischen den Gemeinden von Prato und Ebensee. Jahrelang bemühte sich Castellani
um diese Verbindung beider Orte, die schließlich im Jahre 1987 geschlossen
wurde. Diese „Partnerschaft des Friedens“ findet in zahlreichen
Begegnungen und Freundschaften zwischen Pratesern und Ebenseern ihren
Ausdruck.
Darüber hinaus hatte Castellani
als damaliger Präsident der ANED Prato (Nationale Vereinigung ehemaliger
politischer Deportierter) auch an der Gründung des Museo della Deportazione in Prato maßgeblichen Anteil.
Die Gemeinde Ebensee verlieh ihm außerdem die Ehrenbürgerschaft und
stiftete einen Gedenkstein am KZ-Friedhof von Ebensee.
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